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Il mito della resistenza al rotolamento dei pneumatici

Pubblicato in Ecologia, Notizie, Pneumatici da , giovedì 18 giugno 2015 0

La riduzione delle emissioni inquinanti e gli pneumatici

Risparmio energetico con i pneumaticiUno dei maggiori obiettivi che gran parte delle case automobilistiche mondiali si sono prefissati di raggiungere nel prossimo futuro è la riduzione sempre più marcata delle emissioni di CO2.

Per perseguirlo, la strada sembra essere quella di realizzare veicoli sempre più leggeri e al contempo, che siano in grado di essere efficienti sul piano aerodinamico.

Ultimamente, però, molti produttori si sono resi conto che questo non è l’unico modo per agire. Infatti, un fattore importante emerso recentemente è rappresentato dagli pneumatici. In base a diversi studi è stato possibile accertare che questi ultimi influiscono in misura pari al 20% sull’energia “dissipata” per permettere alla vettura di percorre metri sulla strada.

Un conto, infatti, è spostare una gomma quando non è montata sulla ruota; un altro, invece, è considerare che lo stesso pneumatico deve girare ad alte velocità con un peso “sulle spalle” di circa 300 chilogrammi.

La resistenza al rotolamento degli pneumatici

Tale fenomeno è noto come “resistenza al rotolamento” ed indica, appunto, la “fatica” che la gomma è costretta a fare per ruotare sulla strada quando è sottoposta ad un carico non indifferente.

Progettare auto più leggere, grazie a materiali che pesano meno, ha come conseguenza quella di ridurre la resistenza al rotolamento. Nel caso in cui, però, non sia possibile scendere al di sotto di un certo peso, l’alternativa consiste nel modificare le caratteristiche della stessa copertura.

Considerando i vari componenti di una gomma, a contribuire alla resistenza al rotolamento sono anche le cinture e la carcassa. Queste ultime, infatti, finiscono per deformarsi in seguito ai giri che vengono compiuti dalla ruota sul terreno.

Deve anche essere ricordato che sono molte le caratteristiche degli pneumatici ad agire in modo opposto. Ridurre il rotolamento può avere un effetto negativo su altri aspetti essenziali; ad esempio, ad uscirne peggiorata è l’aderenza in caso di asfalto bagnato.

I progressi della tecnologia dei pneumatici

Bimbendum Michelin ispeziona un pneumaticoA conferma di questo fatto è sufficiente ricordare l’insuccesso di quelle che, negli anni ’90, erano note come “gomme verdi”. Il decennio successivo sono arrivate le mescole realizzate in silice che hanno permesso, seppur parzialmente, di ridurre la resistenza al rotolamento senza compromettere l’efficienza sul bagnato, soprattutto in frenata.

È proprio l’operazione di frenata a far lavorare la gomma a delle temperature differenti a quelle che si verificano normalmente.

Utilizzando delle mescole al silicio, la dissipazione d’energia può essere aumentata in frenata e ridotta, allo stesso momento, nelle altre fasi.

Ma sono anche altri gli elementi degli stesi pneumatici, oltre alla mescola, a influenzare in maniera importante il rotolamento. Per tale motivo, i diversi produttori di pneumatici stanno cercando soluzioni su diversi piani, con l’obiettivo non solo di migliorare la resistenza al rotolamento, ma anche di non peggiorare la guida sotto altri aspetti.

Tuttavia, il lavoro sembra ancora molto lontano dal poter offrire risultati ottimali, anche perché è necessario considerare come una riduzione in misura del 10% della resistenza possa portare ad una diminuzione del consumo molto minore, che si può tradurre in un risultato pari al 2%.

La speranza è quella di trovare un aiuto nei materiali innovativi dei prossimi anni, in modo da arrivare ad un punto di svolta che possa aumentare significativamente la facilità di percorrenza dei tratti di strada da parte delle vetture.

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